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CHIESA DI S .EUSTACHIO

Chiesa del convento dei cappuccini, a navata unica, reca sull'architrave del transetto la data del 1678. all'interno vi è un' altare barocco in noce intagliata su cui retro il monogramma dei gesuiti. le tre tele dell' altare sono di Giacomo Favelli (1634-1701). Nella chiesa in sacrestia ci sono altre tele del 700 prodotte dalla bottega di Andrea Vaccaro e Francesco francanzano. Codesta Chiesa è un segno della munificenza dei De Sterlich, signori di cermignano che restaurarono la chiesa dopo il terremoto del 1739.

Fra i dipinti risalta "Riposo nella fuga in egitto", ascrivibile alla bottega di Andrea vaccaro, che rimanda alla cultura artistica meridionale seicentesca, quando le ultime resistenze del naturalismo di matrice caravaggesca erano ormai attaccate con successo delle nuove tendenze classicistiche prima bolognesi e poi romane, dal movimento neoveneto e dall'incipiente trionfo del barocco. sullo sfondo di un paesaggio venato di sincera cultura classica Giuseppe, Maria e il Bambino sono attorniati da un corteggio di Angeli che recano fiori, frutta e bevande. La tela di Cermignano potrebbe datarsi entro lo spazio del ventennio centrale del secolo XVII; a tale epoca fu introdotta , nel piccolo centro teramano, per iniziativa dei Desterlich.

 

 

CHIESA DI S .LUCIA

La Chiesa matrice, oggi di S. Lucia, ricostruita in luogo della diruta parrocchiale intitolata a S.Silvestro Papa, appare dall'alto del suo campanile che si ri fà alle forme artistiche dei campanili antichi delle cattedrali di Teramo ed Atri. All'interno si conservano nei bracci del transetto e nel presbiterio tele settecentesche di Giuseppe Prepositi.

 Il compianto presenta nella realizzazione delle forme, forti contrasti luministici dei quali, emergono particolarmente il corpo del Cristo e le teste della Vergine, della Maddalena e del S. Giovanni : tali effetti sono attenuati da un nuovo modo di interpretare il colore, con velature ricche e brillanti e un impasto ruvido e usciutto. sono caratteristiche che inseriscono la tela in ambito napoletano, nel quale un cospicuo numero di artisti era orientato ad impreziosire con i modi fiamminghi derivati dal Van Dych.  

 

LA TORRE TRIANGOLARE DI MONTEGUALTIERI

Il sito di Montegualtieri, feudo dei De Scorrano fino alla metà del Cinquecento, è in un secondo tempo proprietà della famiglia Sterlich fino all’eversione della feudalità.

Gli avvenimenti storici non registrarono fatti d’arme, comprovando l’ipotesi che la torre  non sia stata edificata  per una esatta attività bellica, ma solo come struttura di avvistamento nei confronti di un potenziale avversario e per il controllo della valle. D’altronde un’ aggiuntiva prova è data dalla dipendenza del piccolo borgo del centro urbano di Cermignano che, a sua volta, era costituito fondamentalmente da una struttura castellana della quale, sfortunatamente, non restano che scarse tracce a livello di segno urbanistico.

La torre risale al XIV secolo, anche se il perfezionamento con beccatelli e merli si evidenzia nel  secolo successivo, ed è giunta ai nostri tempi in modo alquanto forte per la sua peculiarità e per la sua singolarità e per il suo stato di manutenzione, avendo inoltre, subito un restauro nel 1976 per cura dell’attuale possessore.

Per quanto riguarda il borgo eretto ai piedi della torre, questo si presenta, purtroppo, ristrutturato tanto da non permettere una lettura chiara dell’impianto nativo.

Dal momento che la torre come costruzione strategica, serviva da torre di avvistamento ne derivano gli elementi basilari del fabbricato: l’eccezionale altezza e una serie di impianti stilistico -architettonici che, ai nostri tempi, si riconoscono in una visione ambientale di pregevole valore.

Il fabbricato, a pianta triangolare è alto circa 18 metri e sorge su un  costone tufaceo consolidato da un muro di contenimento a scarpa, in pietra arenaria scistosa che, proprio per la sua composizione chimico-meccanica, mostra  piccole pietre di faglia quasi a rappresentare mattoni di laterizio.

Lo stato preesistente all’attuale restauro viene descritto dal regio ispettore onorario di penne, barone leopardi, nella relazione inviata al regio soprintendente il 19 febbraio 1928.

Sul fronte nord est la muraglia di contenimento ha quattro profondi contrafforti verticali collegati da tre archi a tutto sesto dove l’archivolto è costruito in mattoni. La muratura della stessa torre, oltre alla struttura di base, è realizzata con il tipo di pietra già citata, mentre il coronamento,con merlatura, sopra l’apparato a sporgere, e le ammorsature degli angoli sono in mattoni. Lo spessore della muratura, secondo il sistema costruttivo originario, diminuisce dal basso verso l’alto mediante quattro leggere riseghe agli spigoli, di questi quello destro, che è stato riconosciuto dall’Ufficio del Genio Civile di Teramo . ha un contrafforte verticale che arriva, diminuendo progressivamente di spessore con quattro riseghe, sino all’imposta dei beccatelli superiori .

 Sulle pareti sono evidenti ancora i fori dei ponteggi che sono serviti per la edificazione della torre, mentre, su tre livelli diversi, si aprono tre finestre feritoie di varia foggia.

Nella parte alta, al centro del muro, è l’alloggiamento di uno stemma, purtroppo scomparso. Il fronte nord-est si innalza in una forma compatta dal basamento contraffortato, vi è solo qualche foro pontaiolo ed ha un unico sperone centrale. Il fronte ovest è differenziato da quello nord-est per la presenza dello sperone addossato allo spigolo destro.

Struttura ed elemento architettonico di particolare interesse è il cosiddetto apparato a sporgere consistente in dieci esili beccatelli in pietra per ogni lato che si collegano agli angoli con una murata trasversale agli spigoli e rientrante, anziché sporgente. I beccatelli sorgono da piccoli peducci formati da pietre tagliate a cuneo e i  cunei sono disposti a sporgere uno sull’altro. I beccatelli sono collegati tra loro da archetti a sesto ribassato con cornice in mattoni disposti a taglio; negli archetti sono contenute le caditoie.

 

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